Dalla sindrome sgombroide alla ciguatossina: "Insapori e inodori resistono a congelamento e bollitura", l'alert dei Cdc. Negli Usa 402 focolai in 12 anni associati a pesci di barriera e molluschi. Gli esperti prevedono numeri in crescita e avvertono: "Refrigerare sotto i 4,4°C dalla cottura al consumo. Attenzione a dove e a quando si pesca"

"Sono insapori, inodori e resistono alla cottura e al congelamento", ma ingerite "possono produrre una complessa varietà di sintomi gastrointestinali, neurologici e neuropsicologici". E' l'identikit delle tossine marine, insidia invisibile che minaccia la salute degli amanti di pesce e molluschi. Quelli che partono per le vacanze estive con in tasca la lista dei "ristorantini da provare", o armati di "padella giusta" per non rischiare delusioni davanti all'attrezzatura da cucina delle case in affitto. I più previdenti incastrano addirittura fra sedili e bagagliai anche mini-frigo da auto, perché, si sa, "la catena del freddo va mantenuta". Ma potrebbe non bastare, stando al 'Morbidity and Mortality Weekly Report' pubblicato in questi giorni dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani.

Gli scienziati dei Cdc e dell'Oak Ridge Institute for Science and Education hanno passato in rassegna i dati del Foodborne Disease Outbreak Surveillance System (Fdoss, Cdc) relativi al periodo 2011-2023, contando negli Usa ben "402 focolai di malattie di origine alimentare causati da tossine marine presenti in pesci e molluschi, con 1.280 casi di malattia, 96 ricoveri ospedalieri e 1 decesso". In casi estremi, infatti, si può morire: "Tra le persone con gravi patologie derivanti dall'ingestione di tossine marine, le manifestazioni cardiovascolari e respiratorie possono portare al ricovero ospedaliero e al decesso", avvertono gli autori del rapporto.