Nell’ipotesi di un nuovo centro che si sta delineando, siano presenti i cattolici in modo organizzato, consapevoli però della loro alterità e della loro originalità, ritrovando la dignità delle proprie ragioni e della propria missione nel mondo
In vista delle prossime elezioni politiche assistiamo a riposizionamenti e iniziative politiche che prefigurano lo schieramento di un’area di centro autonoma dalle coalizioni di centrodestra e di centrosinistra.
Allo stato è ancora presto per dire con certezza se quest’area politica, che pure da molte tornate elettorali, almeno dal 2008, si aggira costantemente intorno al 10%, sarà effettivamente presente sulla scheda elettorale. È utile però capire che cosa dovrebbe rappresentare.
Gli ipotetici animatori di questa area, affermano tutti, con virulenza più o meno marcata, grande fedeltà a Bruxelles, alle sue strutture, ai suoi dogmi liberisti. Affermano ancora una linea di politica estera dove “l’Ucraina è il cuore del nostro futuro” e “in Medio Oriente c’è una sola democrazia da difendere ad ogni costo”.
Nelle politiche economiche, quindi, come in politica estera, questa area è assolutamente indistinguibile dalle maggiori coalizioni. Ancora, i centristi affermano un’idea di famiglia e, quindi, di diritti civili pienamente in linea con la tradizione radicale, sposata in toto dalla coalizione di centrosinistra e, con piccole eccezioni, anche dal centrodestra.












