Personalità e movimenti come quelli di Carlo Calenda, Pina Picierno e Luigi Marattin, insieme alle diverse culture socialiste, liberali, riformiste e laiche presenti nel panorama politico italiano, possono concorrere alla costruzione di un progetto comune più ampio, riconoscibile e capace di incidere nelle dinamiche politiche nostrane. Il commento di Salvatore Di Bartolo

La politica italiana attraversa una fase di forte polarizzazione, segnata da una contrapposizione sempre più accentuata tra posizioni diverse, con il rischio di lasciare senza una rappresentanza adeguata una parte significativa – e probabilmente ancora maggioritaria – dell’elettorato: quella più moderata, laica e riformista.

Da un lato, il cosiddetto “campo largo” sembra progressivamente caratterizzarsi per una crescente influenza delle componenti più radicali della coalizione, con il rischio di allontanarsi da una prospettiva pienamente riformista e di governo. La difficoltà nel mantenere un equilibrio tra culture politiche diverse al suo interno contribuisce a rendere meno nitida un’offerta elettorale capace di rivolgersi anche a quei cittadini che non si riconoscono in impostazioni più ideologiche o massimaliste.

Dall’altro lato, anche il centrodestra è chiamato a misurarsi con la necessità di preservare un equilibrio tra diverse sensibilità politiche, evitando che le componenti più identitarie, oggi in forte ascesa, possano prevalere rispetto a una cultura di governo fondata sul pragmatismo, sulla responsabilità istituzionale e sulla collocazione europea dell’Italia.