Dopo l’accoglienza entusiasta di Giorgia Meloni al Meeting di Comunione e Liberazione, segno di una connessione forte con una parte significativa del mondo cattolico, nel Pd è riemersa la domanda che, soprattutto da quando Elly Schlein guida il partito, periodicamente ritorna: e noi? A che punto è il rapporto tra il Pd e il Vaticano, tra il Pd e i movimenti cattolici, tra il Pd e il variegato elettorato cattolico? La risposta di tutti è unanime: siamo a zero.
Non che la colpa sia tutta da attribuirsi all’attuale segretaria dem. Ma non c’è dubbio che quel legame, ai tempi dell’Ulivo significativo e addirittura fondativo nel Pd di Walter Veltroni, nel tempo si è affievolito sempre di più, fino a diventare (come ora) irrilevante dal punto di vista numerico e culturale. Il tema non è di ora. E le ragioni sono tante. Rosy Bindi, per dire, in una intervista pubblicata ieri da La Stampa, la vede così: «Quello (il popolo del Meeting, di Cl, n.d.r.) è un mondo cattolico da sempre votato alla destra». Detto questo, «io penso comunque che un partito che si candida a governare il Paese (cioè il Pd, ndr.) dovrebbe tenere i rapporti col mondo cattolico italiano, con la Cei e con il Vaticano. Nei grandi partiti del passato c'era un dirigente incaricato di quelle relazioni». Parole che nel Pd sono state lette, dai più maliziosi, come una sorta di autocandidatura a essere lei quel dirigente. «Peccato», si chiosa tra i dem, «che Bindi non ha nemmeno la tessera del Pd». Ma al netto dei veleni, Bindi conferma che il Pd non ha alcun rapporto con il mondo cattolico o le gerarchie. A segnalare lo stesso tema è Romano Prodi, un altro padre nobile che da tempo non lesina critiche al Pd di Schlein.






