Dall’emerso di Roma, dove si era consumato il suo doppio scontro con l’antagonista Giorgia Meloni e il concorrente Giuseppe Conte, al sommerso di Montepulciano. Dove la segretaria del Pd Elly Schlein è un po’ bollita, con disinvolta rassegnazione, nel pentolone delle correnti di un partito che adesso può ben essere considerato, sotto il profilo della convivenza interna, l’erede o persino la reincarnazione della Democrazia Cristiana. Dove erano abbondanti, appunto, le correnti e, non bastando, anche le sottocorrenti. O derivati ancora.

Il patrimonio elettorale della Dc, per quanto ormai evanescente per i tanti, troppi anni trascorsi dal suo scioglimento telegrafato dall’ultimo segretario Mino Martinazzoli - fra le proteste paradossali di un Umberto Bossi che temeva di perdere l’osso che stava spolpando con la sua Lega - è ormai paragonabile in qualche modo a quello dei fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni. Paragonabile per consistenza e centralità di schieramento generale. Il patrimonio politico in senso lato, anche organizzativo e di costume, si è riprodotto nel Pd-ex Pci.

Le stature di leader, comprimari, attori e comparse - sì, pure loro- sono assai diverse. Non vedo francamente nel Pd emuli o solo paragonabili a uomini come Alcide De Gasperi, Amintore Fanfani, Aldo Moro, Giulio Andreotti, Arnaldo Forlani, Ciriaco De Mita, Carlo Donat-Cattin o, per scendere di qualche gradino, Mariano Rumor, Flaminio Piccoli, Emilio Colombo, Antonio Bisaglia, Benigno Zaccagnini. Ma vedo correnti e sottocorrenti di uguale quantità e fantasia. Che nacquero con caratteristiche e ambizioni culturali, sociali, a volte persino religiose, fra rosari e santini, e finirono nel personalismo, per quanto si ritenga che esso sia sopraggiunto solo dopo la cosiddetta prima Repubblica, con Silvio Berlusconi e i suoi emuli.