Si rassegnino, quelli che la immaginano come leader dei centristi. Silvia Salis, dice un alto dirigente del Pd, «pensa a Palazzo Chigi». È vero che Dario Franceschini guarda a lei come a un nuovo Rutelli, quella che può ricostruire una sorta di Margherita 2.0. E lo stesso Matteo Renzi, anche se in questi giorni sta frenando, perché ha capito che il suo jolly rischia di essere bruciato. Ma la sindaca di Genova, ex campionessa di lancio del martello, ha imparato dalla sua precedente vita sportiva che bisogna puntare al podio più alto.

Scordatevi che si accontenti di meno. Ecco perché, da un po’ di tempo, al Nazareno è scattato l’allarme. È vero che lei, a ogni domanda sul punto, nega e ripete che gli elettori l’hanno da poco scelta per fare il sindaco di Genova, lavoro impegnativo e bello, e dunque lì rimane, ci ripensiamo fra cinque anni.

Roberta Pinotti, sua prima consigliera (è lei che l’ha “scoperta”), non ne vuole nemmeno sentir parlare. Perché sa che, così, si brucia. Ma se si dovessero svolgere le primarie di coalizione per scegliere il candidato premier - e la scelta sarebbe obbligata se il centrodestra, come sembra, cambiasse la legge elettorale prevedendo l’indicazione obbligatoria del candidato premier - allora le cose cambierebbero. Tutti le chiederebbero in candidarsi. Troppi per dire no.