Il coperchio è saltato. E dalla pentola è uscita una discussione bollente, come non accadeva da tanto. Sulla “natura” del Pd, sull’incapacità di parlare a chi la pensa diversamente, sull’atteggiamento verso chi, dentro il Pd, ha deciso di sostenere il sì al referendum costituzionale (possibile che siano tutti fascisti?). Ma anche sulla difesa europea, sulla legge Fornero. I numeri, sia chiaro, sono largamente dalla parte della segretaria: la relazione di Elly Schlein è stata approvata con 162 voti a favore e 11 astenuti. Ma il dibattito, questa volta, c’è stato e non è stato compiacente.

A scoperchiare il pentolone è stata, del resto, Schlein che, concludendo l’intervento davanti alla direzione nazionale, aveva detto che messo in chiaro che va bene ci sia «chi la pensa diversamente» rispetto alla maggioranza, «ci sta, è sano», «il pluralismo è un valore e noi lo difendiamo», ma bisogna sempre ricordarsi che «il Pd ha una maggioranza e ha una linea chiara. Si può essere d'accordo o no, ma è sbagliato dare fuori l’idea che il partito abbia linee diverse, perché ne ha una sola, non due, non tre e non nessuna. Questo è fondamentale».

L'X FACTOR DI SCHLEIN A CACCIA DI GIOVANI DA CANDIDARE ALLE POLITICHE