L’altro giorno Giorgia Meloni dal Meeting di Rimini ha strappato applausi a scena aperta in un discorso a braccio da cui emergeva la visione culturale del suo governo, un governo di centrodestra, conservatore, difensore delle radici identitarie quindi anche quelle cattoliche. Non c’è stata finzione in quel feeling né in quel discorso che un tempo avremmo definito programmatico.

Negli stessi giorni Margherita Colonnello, assessora (perché guai a chiamarla assessore) alle Politiche sociali del Pd nel comune di Padova, ha annunciato la notizia della nascita del figlio Aronne corredandola con la visione politica propria del Pd: sulla porta d’ingresso del suo ufficio ha appeso cinque fiocchi arcobaleno al posto della classica coccarda azzurra con l’auspicio: «Deciderà lui chi essere».

Che importa se Madre Natura una scelta l’ha fatta e ha dotato il figliolo dell’attrezzatura maschile, quel che davvero conta nella vita - secondo l’assessora vicina alla Schlein - è andare oltre le apparenze. Del resto lei stessa lo aveva annunciato all’ultimo Pride cittadino direttamente dal palco: «Mio figlio o mia figlia non avrà un fiocco rosa o azzurro per indicare il sesso bensì arcobaleno, simbolo di inclusione e di libertà». (Signora Assessora, Aronne può decidere della sua identità sessuale ma non può affrancarsi dal matriarcale “mio figlio o mia figlia”?). E così Colonnello ha fatto, a dispetto di un cognome militaresco che paradossalmente fa venire in mente l’ambiente del Generale, ossia quel Vannacci che alla Colonnello scatena insubordinazione. Aronne è maschio per la Natura ma non per l’assessora del Pd che, conformemente al nuovo credo del partito guidato dalla Schlein, consegnerà al figlio la libertà sulla identità di genere.