Il futuro del centro e il ruolo dei cattolici sono strettamente intrecciati. E senza il rilancio di un progetto politico centrista, riformista, democratico e di governo la stessa presenza politica dei cattolici rischia di essere debole, pallida e politicamente irrilevante e insignificante. L’opinione di Giorgio Merlo

Tutti sappiamo che nell’area cattolica italiana, da sempre, esiste un forte e consolidato pluralismo politico ed elettorale. Non è un caso che anche nella stessa Dc, come ripeteva spesso Guido Bodrato, la cosiddetta unità politica dei cattolici non è mai stato un dogma ma sempre e solo un fatto storico. Legato, cioè, a quella particolare stagione storica che vedeva la presenza di un grande partito popolare, di massa e di ispirazione cristiana che rappresentava la vera e unica alternativa politica, culturale e programmatica al comunismo e a una società modellata sulla cultura comunista con un preciso riferimento internazionale all’Unione Sovietica.

Era del tutto naturale, di conseguenza, che la stragrande maggioranza dei cattolici si riconoscesse, per svariati decenni, nel progetto politico e nella funzione storica esercitati dalla Democrazia Cristiana. Ma non c’era, comunque sia, alcun obbligo o comandamento a votare per un solo partito. Detto questo, è altrettanto indubbio che il ruolo dei cattolici nella politica italiana – seppur nel rispetto delle oggettive diversità all’interno della stessa area cattolica – si è sempre strettamente intrecciato con un progetto centrista.