Ordini e contrordini: un estenuante avvicendarsi di annunci contrastanti che mettono alla prova i nervi di un’intera popolazione allo stremo. Ondate di esodo e contro-esodo in poche ore. Gente che prova a tornare a casa, costretta a invertire la rotta perché i bombardamenti non si fermano.
La nuova escalation israeliana ha costretto migliaia di persone a tornare sui propri passi, proprio nelle ore in cui avrebbe dovuto prendere forma il recente accordo tra «la Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati uniti (che), insieme ai loro alleati coinvolti nell’attuale guerra, dichiarano (…) la cessazione immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano». Israele non ha mai interrotto le operazioni militari in Libano.
«HO DOVUTO RIMANDARE tutto. Avevo appuntamento con il falegname e con gli operai per fissare gli infissi in alluminio – racconta Tareq, la cui casa a Tiro è stata danneggiata dal bombardamento di un palazzo di fronte – Vedremo come si mettono le cose nei prossimi giorni». Roger aveva spento per un attimo il notiziario, preso dal lavoro, nel suo negozio a Beirut. Era rimasto agli attacchi del primo pomeriggio. Chiede allo zio se sia successo qualcosa nel frattempo e poi trasale: «Giuro che non ci sto capendo più niente. È un loop, finiscono, ricominciano. Non riesco a tenere il passo!».













