Si accavallano dichiarazioni di tregua e violazioni in Libano, in una schizofrenia aggravata da tempistiche mai così ridotte. Venerdì pomeriggio alle 16 era stato annunciato da Israele e Hezbollah l’ennesimo cessate il fuoco, dopo le decine di bombardamenti israeliani sul sud del Libano e sulla valle della Beqa’a, a est. Israele non si è però mai fermato. Alle tre di ieri pomeriggio l’esercito israeliano aveva già effettuato 70 raid aerei, 18 bombardamenti con i droni. Il bollettino quotidiano del ministero della salute libanese, pubblicato alle 17, riportava 4.057 morti e 12.121 feriti dal 2 marzo, di cui 83 morti e 141 feriti solo venerdì, quando, il nuovo cessate il fuoco è entrato in vigore.
ERA SEGUITO l’annuncio israeliano a Canale 12: «Sotto la guida del primo ministro Benjamin Netanyahu e del ministro della difesa Israel Katz, e a seguito del coordinamento tra le autorità politiche e gli Stati uniti, Tsahal ha ricevuto l’ordine di cessare il fuoco in Libano». Prima dell’annuncio gli attacchi israeliani si erano concentrati nella regione di Nabatieh. I droni hanno preso di mira 12 località; 18 villaggi sono stati sottoposti a continui bombardamenti di artiglieria – due dei quali colpiti con proiettili al fosforo bianco – nella notte tra venerdì e ieri. I bombardamenti sono andati avanti nella mattinata e durante la giornata di ieri in molteplici località del sud, nei distretti di Sidone, Tiro, Nabatieh, Bint Jbeil, Jezzine, Marjayoun, Hasbaya.













