Si intensificano i bombardamenti israeliani sul Libano, dove il cessate il fuoco, mai realmente rispettato, sembra sul punto di saltare definitivamente. “Siamo in guerra con Hezbollah. Oltre 600 terroristi sono stati eliminati. Non abbasseremo la guardia. Li colpiremo” ha detto ieri in un video il premier Benjamin Netanyahu, che ha annunciato quindi una nuova offensiva. Dichiarazioni che hanno spinto parte della popolazione di Beirut a scappare: sui social sono state pubblicate immagini di strade intasate da code di auto delle famiglie in fuga.

Nei giorni scorsi Hezbollah aveva preso di mira con un lancio di droni le località settentrionali di Israele, che hanno poi puntato il dito su Netanyahu accusato di non fare abbastanza per garantire la sicurezza. Il premier è messo alle strette anche dai ministri Ben-Gvir e Smootrich che reclamano il pugno duro contro Beirut e dai numeri degli abitanti del nord in fuga (tutti potenziali elettori persi). “Stanno usando i droni, abbiamo una squadra speciale che si occupa di questo e risolveremo anche questo problema” ha detto ancora Netanyahu. “Ciò che ci impone è di intensificare gli attacchi e colpirli frontalmente”. Un ampliamento delle operazioni quindi nel mezzo dei negoziati con l’Iran, e che secondo i media americani ha già avuto il via libera dell’amministrazione Trump.