Sono ore, giorni di intensi bombardamenti sul sud del Libano e sulla valle della Beqa’a, a est del paese. Tutta l’area sotto il fiume Zahrani, a una quarantina di chilometri dalla frontiera con Israele, è «zona di combattimenti», e ha detto martedì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che ieri, in visita al confine, ha annunciato: «Le nostre forze hanno attraversato il fiume Litani e sono avanzate sugli altipiani. Stiamo inoltre conducendo operazioni a Beirut, nella Beqa’a e stiamo infliggendo duri colpi a Hezbollah».
L’aviazione israeliana colpisce ovunque: Nabatieh, Marjayun, Tiro, Bint Jbeil. È difficile tenere il conto delle evacuazioni forzate e dei bombardamenti. Il portavoce arabofono dell’esercito israeliano Avichai Adraee manda ogni giorno lo stesso messaggio a decine di villaggi alla volta: «Per la vostra sicurezza, dovete immediatamente evacuare le vostre case e spostarvi a nord del fiume Zahrani». Hezbollah, nonostante la superiorità di Israele, risponde con attacchi di droni alla fibra ottica che i sistemi di sicurezza israeliana non riescono a intercettare. Di ieri la notizia che a Beit El, nella Cisgiordania occupata, alcuni soldati israliani – credendo si trattasse di un drone – hanno sparato a un aereo civile, mancandolo.











