Il memorandum in 14 punti, siglato da Iran e Usa il 18 giugno, prevede che la guerra si fermi anche in Libano. Eppure, ieri il Ministro della Salute del Paese dei Cedri ha annunciato: l'esercito israeliano ha ucciso 47 persone e ne ha ferite altre 97 nel Libano meridionale e nella Valle della Bekaa. Tra le vittime, vi sono anche sette donne e due bambini. L’Idf (le forze di difesa israeliane) ha confermato invece l’uccisione di quattro soldati dello Stato ebraico da parte di Hezbollah. Il premier Benjamin Netanyahu ha detto che la formazione sciita libanese «pagherà un prezzo molto alto». Il ministro della Sicurezza, l’estremista Itamar Ben-Gvir, su X ha usato una formula che richiama fantasmi del passato: «Per ogni lacrima di una madre israeliana, mille madri libanesi devono piangere. Tutto il Libano deve bruciare». Il rappresentante del governo israeliano non parla di Hezbollah, ma dell’intero Libano. Alla luce di questa situazione, in cui la formazione sciita continua ad attaccare e l’esercito israeliano bombarda i villaggi e dice che non lascerà il Sud del Libano, sono saltati i colloqui previsti per ieri in Svizzera sull’applicazione del memorandum in 14 punti siglato da Iran e Usa. Il testo prevede che tutti i dettagli saranno sviluppati in una trattativa che durerà 60 giorni, ma la delegazione di Teheran ha deciso di non partire a causa di quanto stava succedendo in Libano.