Al punto 1 del memorandum d’intesa, Stati Uniti e Iran si impegnano alla cessazione immediata e permanente delle ostilità e la pace su tutti i fronti, compreso il Libano, e a garantire "l’integrità territoriale e la sovranità" del Paese dei cedri. L’intesa però non è stata firmata dai due attori che combattono sul terreno: Israele e Hezbollah.

L’accordo restituisce al Libano ancora una volta il suo ruolo di ostaggio. E mentre la diplomazia internazionale celebra l'accordo, in Libano la guerra non si ferma. Secondo l'ultimo bilancio del ministero della Sanità libanese, nelle ultime 24 ore sono stati registrati 28 morti e 17 feriti in seguito ai bombardamenti israeliani. Secondo fonti governative di Beirut nuovi raid di droni e colpi di artiglieria israeliani hanno colpito la regione di Nabatiye, provocando almeno tre morti. Sul fronte opposto, i miliziani di Hezbollah hanno tentato di colpire un elicottero israeliano in ricognizione vicino alla collina di Ali al Taher.

Le Forze di Diesa israeliane pubblicano una nuova mappa ufficiale della Zona di Sicurezza nel Libano meridionale in cui emerge lo schieramento delle proprie truppe di terra fino a dieci chilometri all’interno dei confini libanesi. "Per esigenze operative, le forze dell'Idf sono schierate nella Zona di Sicurezza, circa 10 chilometri all'interno del territorio libanese. I soldati sono di stanza nell'area operativa designata nel Libano meridionale e continueranno a neutralizzare le minacce e a rafforzare la difesa dei residenti del nord di Israele", si legge nella nota del portavoce militare.