Il memorandum Usa-Iran, la contesa riapertura dello Stretto di Hormuz, l’attesa e le perplessità dell’intelligence che Teheran accetti le concessioni sul nucleare pretese dalla Casa Bianca. Un mondo drasticamente fragile, in cui persistono 65 conflitti, il numero più elevato dal 1946, secondo le rilevazioni di Conflict Trends, il report annuale diffuso dal Peace Research Institute Oslo, realizzato sulla base dei dati raccolti dall’Uppsala Conflict Data Program. Si contano 245mila vittime, tra quelle civili e militari. Dalla Guerra Fredda e dopo il genocidio del Ruanda, quello trascorso si è registrato come l’anno più violento. Lo scenario russo-ucraino, la violenza in Sudan e specialmente il massacro di El-Fasher, il conflitto israelo-palestinese, rappresentano i punti focali.
Una lettura geopolitica d’insieme ci pone dinanzi a una nuova lega di regimi autoritari e ad una Cina sempre più concorrente a livello economico.
La Commissione europea vorrebbe puntare a rafforzare il ruolo delle istituzioni globali, stabilendo una politica estera comune voluta dai cittadini europei, ma non è assolutamente sufficiente per difendere gli interessi dei Paesi membri. Allargare l'Unione europea per aumentare l’influenza geopolitica sulla scena globale è tra gli obiettivi da perseguire, insieme all’approccio più strategico nei confronti dei Paesi vicini, per promuovere la pace, i partenariati e la stabilità economica, e al riformare il sistema internazionale per preparare il terreno di una possibile coesione.













