il commentoSegui Domani su Google18 giugno 2026 • 20:34Aggiornato, 18 giugno 2026 • 20:34Il controllo di Hormuz, i 300 miliardi per la ricostruzione, la saldatura con il fronte libanese: alla luce dei quattordici punti dell’intesa, la percezione del regime è di essere uscito vincitore dalla prova più difficile affrontata dopo il 1979 Soppesando i quattordici punti dell’accordo con gli Usa siglato a distanza da Trump e Pezeshkian, la percezione del regime è di essere uscito vincitore dalla prova più difficile affrontata dopo il 1979. Certo, deve rinunciare al nucleare militare. Posizione, peraltro, già ufficialmente enunciata in passato: anche se dopo la fine dell’accordo Jpcoa voluto da Obama, per opera di Trump su pressione del solito Netanyahu, Teheran aveva arricchito l’uranio sino a percentuali che consentivano di arrivaRenzo GuolosociologoProfessore ordinario, è docente di Sociologia dell’islam e Sociologia delle religioni all’Università di Padova. Tra i suoi interessi di ricerca: i rapporti tra religione e politica, i fondamentalismi contemporanei, l’Islam italiano ed europeo, la geopolitica del mondo islamico, i conflitti nelle società multiculturali
Grazie a Trump. Teheran è più forte in Medio Oriente
Il controllo di Hormuz, i 300 miliardi per la ricostruzione, la saldatura con il fronte libanese: alla luce dei quattordici punti dell’intesa, la percezione del regime è di essere uscito vincitore dalla prova più difficile affrontata dopo il 1979















