Lo stretto potente arma di pressione per gli ayatollah
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Donald Trump si sta sforzando in tutti i modi di dimostrare che l'accordo con l'Iran sia una vittoria, un successo a stelle e strisce. E tra un training autogeno e un processo di auto-convincimento tenta di contagiare pure gli altri. Buona parte dei media americani, però, non condivide il giudizio del Presidente, per non parlare del Israele e, sottovoce, dei paesi arabi. Chi esprime commenti positivi è spinto dall'esigenza di riaprire a qualsiasi costo lo stretto di Hormuz. Un passaggio per le petroliere che non era mai stato chiuso in passato e che oggi, invece, rischia di diventare un rubinetto che Teheran può aprire e chiudere a suo piacimento di fronte ad una nuova crisi. Per non parlare dell'intenzione dell'Iran - punto non ancora chiarito - di riscuotere una sorta di pedaggio sotto forma di servizio per la navigazione.Che la riapertura di Hormuz faccia tirare un sospiro di sollievo all'Europa e a un Occidente in balia di una crisi energetica che si sta avvitando è comprensibile, ma molte delle questioni alla base del conflitto sono rimaste per aria in attesa di un compromesso: più che un'intesa per ora siamo alla premessa di un'intesa.C'è molto di indefinito nell'accordo e i primi segnali preannunciano un epilogo a prima vista senza vinti, né vincitori ma se fossimo costretti a stilare un elenco Trump dovremmo iscriverlo tra i primi. L'inquilino della Casa Bianca ha scatenato una guerra all'insegna del pressappochismo e ora lo chiude frettolosamente per evitare di pagarla sul piano dei consensi nelle elezioni di mid-term. C'è da chiedersi se alla Casa Bianca giochino a Risiko perché non c'era bisogno di un sofisticato think-tank per scoprire che Hormuz poteva trasformarsi in una straordinaria arma di pressione per gli ayatollah: addirittura più efficace dell'atomica perché la chiusura dello stretto puoi utilizzarla senza problemi, la bomba no. Pure l'impegno dell'Iran di rinunciare all'ordigno nucleare che Trump sventola ai quattro venti per ora è una promessa: Teheran ne ha fatte tante negli ultimi venti anni. In più la questione dell'uranio arricchito in mano agli iraniani resta aperta: non si sa in che modo sarà eliminato, se in loco o in un paese terzo. Particolare di non poco conto. Mentre è sicuro che Teheran riavrà in tempi brevi una parte dei fondi che erano stati sequestrati all'estero.














