Caricamento player

Durante le interviste a margine del G7 in Francia, Donald Trump ha sostenuto che il suo accordo con l’Iran per mettere fine alla guerra, quello firmato nella notte tra mercoledì e giovedì, sia nettamente migliore di quello che l’ex presidente statunitense Barack Obama negoziò nel 2015 per limitare il programma nucleare iraniano e che allora fu definito storico. Rispondendo stizzito ai paragoni dei giornalisti, ha detto che l’accordo del 2015 era così sfavorevole che gli iraniani «risero di Obama e dissero: “è uno stupido figlio di puttana”».

Da un punto di vista formale, i due documenti non possono essere messi sullo stesso piano.

Al primo si arrivò dopo due anni di negoziati: includeva disposizioni specifiche, meccanismi di verifica e fu firmato da altri cinque paesi occidentali alleati degli Stati Uniti. In sostanza prevedeva che i paesi occidentali allentassero le sanzioni sull’Iran e che in cambio l’Iran accettasse di subire verifiche regolari sul suo programma nucleare, allo scopo di assicurare che non fabbricasse un’arma atomica. Il secondo è un memorandum di intesa per fare un primo passo per mettere fine alla guerra in Medio Oriente: un pre-accordo, un documento molto più vago negoziato in poche settimane soltanto con il regime iraniano, che definisce nell’immediato pochi impegni concreti e lascia ai prossimi 60 giorni le trattative più complicate (nello stile di Trump).