di
Viviana Mazza
La Casa Bianca fa muro sulla bontà dell’intesa raggiunta con Teheran
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE NEW YORK - Donald Trump ha diffuso su Truth ieri un messaggio di papa Leone, che definiva il memorandum di intesa con l’Iran «il risultato incoraggiante del paziente lavoro di dialogo e negoziato». Il presidente ha ritwittato insomma le parole di speranza del Pontefice con cui si era scontrato nei mesi di guerra, mentre è dai critici in patria, alcuni nel suo stesso partito, che si deve difendere. Ci sono fazioni diverse tra i sostenitori del presidente: i «falchi», che hanno voluto la guerra e volevano continuare la pressione sul regime, e i paladini dell’«America First», che speravano in una fine rapida del conflitto per rispondere ai problemi economici della gente. Tanti repubblicani al Congresso credono che la loro rielezione a novembre dipenderà proprio dai prezzi della benzina e di altri beni.
Tornato a Washington dal G7 in Francia alle 4 del mattino, un’ora e mezzo dopo il presidente scriveva su X: «Questi sciocchi che pensano che non sono stato abbastanza duro con l’Iran, quando il Mercato ha già Toccato UN RECORD IN SALITA e i prezzi del Petrolio stanno “crollando”, sono gelosi, cattivi o stupidi». Poco dopo, aggiungeva: «Il petrolio scorre, l’Iran non potrà mai avere un’arma nucleare (il mondo sarà al sicuro!), le Borse ruggiscono, l’occupazione è da record, i prezzi scendono (il costo della vita!), il nostro Paese è forte, sicuro e rispettato come mai prima. “Prego!”».










