L’accordo di tregua sottoscritto ieri dai presidenti dell’Iran e degli Stati Unit porta una ventata d’ottimismo: se si concretizzerà potrà conferire, finalmente, una forma di stabilità geopolitica in tutta l’area mediorientale, attraversata da un conflitto inutilmente sanguinoso oltre che economicamente insensato.

Partiamo, dunque, dalla disamina del primo punto dei quattordici sottoscritti elettronicamente dal Boss del mondo – per sua stessa definizione –, Donald Trump, mentre era ancora in corso il G7 organizzato dalla Francia a Evian-les-Bains.

“Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran e i loro alleati nella guerra attuale, firmando questo M.O.U., dichiarano la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano, e si impegnano d'ora in poi a non avviare alcuna guerra o operazione militare l'uno contro l'altro, a astenersi dalla minaccia o dall'uso della forza reciproca e a garantire l'integrità territoriale e la sovranità di Libano. L'accordo finale confermerà la cessazione definitiva della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano, e altre disposizioni di questo paragrafo”.

L’inclusione del Libano viene ripetuta più volte, come a voler rimarcare l’importanza che è stata riconosciuta a quello che è diventato uno dei nodi centrali della guerra scatenata dal duo israelitico-americano nel 28 febbraio scorso. Il Libano diventa, quindi, parte dell’accordo più importante che ripristinerà le condizioni di normalità esistenti nell’area a cominciare dal libero transito nello Stretto Hormuz - che tanta fibrillazione ha provocato nei mercati finanziari mondiali -, mettendo in luce la fragilità di un’economia ancora largamente dipendente dai fossili per produrre energia.