Il Medio Oriente e la diplomazia internazionale si trovano a una svolta storica. Dopo settimane di durissimi scontri che hanno visto contrapporsi l'Iran, gli Stati Uniti e Israele, le diplomazie sono riuscite a tessere una tela negoziale che potrebbe ridisegnare gli equilibri di sicurezza globali. L'annuncio ufficiale del Primo Ministro del Pakistan sancisce l'imminenza di un memorandum d'intesa per la pace, la cui finalizzazione formale è attesa a ore. Questo storico accordo, mediato con il forte sostegno di attori regionali, non si tradurrà immediatamente in un vertice in presenza: i colloqui fisici inizialmente previsti a Ginevra sono stati rinviati a data da destinarsi, e la firma sul testo avverrà in modalità elettronica e a distanza. La settimana successiva sarà invece interamente dedicata a complessi tavoli tecnici a Islamabad per l'attuazione pratica dell'intesa.

La firma La firma dell'accordo con l'Iran "è prevista per domani e, subito dopo, lo Stretto di Hormuz sarà APERTO A TUTTI». Lo scrive Donald Trump sul suo social Truth. Cosa sta succedendo: il contesto e i nodi del memorandum La spinta verso la pace arriva dopo che il conflitto ha toccato picchi di estrema pericolosità, minacciando la sicurezza delle rotte commerciali e la stabilità degli Stati del Golfo. Il memorandum d'intesa di Islamabad rappresenta una "road map" preliminare per disinnescare la crisi. Secondo le prime indiscrezioni sollevate dalle agenzie di stampa internazionali e dai team negoziali, i punti cardine dell'accordo e della stabilità immediata ruotano attorno a precise concessioni e impegni reciproci. Anzitutto, si potrebbe aver discusso sulla tregua militare e sulla sicurezza delle rotte. L'impegno immediato chiesto a più riprese all'Iran è la cessazione totale dei lanci di missili e droni, nonché lo stop agli attacchi diretti o tramite fazioni alleate contro gli avamposti statunitensi e contro gli Stati della Penisola Arabica; di contro l'Iran avrebbe chiesto la medesima cosa agli Usa (e di conseguenza anche a Israele). Il memorandum prevede una moratoria e una prima fase di 60 giorni di negoziati ben più che serrati. Questo lasso di tempo servirà a definire i dettagli tecnici sulle restrizioni al programma nucleare di Teheran e a strutturare la revoca progressiva delle sanzioni economiche primarie e secondarie imposte dagli Stati Uniti. Le fonti diplomatiche iraniane mantengono una linea di fermezza riguardo al nodo geopolitico dello Stretto, sottolineando che Teheran non intende cedere la gestione strategica delle proprie acque territoriali o dello Stretto di Hormuz, elemento che rimarrà uno dei temi più caldi dei successivi tavoli tecnici.Intanto, i punti più scottanti del memorandum sono i seguenti: Smantellamento del programma nucleare: l'Iran si impegna a non dotarsi mai di armi nucleari e ad accettare lo smantellamento controllato delle proprie infrastrutture atomiche. Stop al finanziamento del "terrorismo": Teheran deve cessare il sostegno economico e logistico ai gruppi paramilitari e per procura (proxies) nella regione. Un'attenzione particolare, sicuramente, sarà riservata all'area del Libano, quartier generale di Hezbollah, tuttora in guerra con Israele, nonostante gli annunci di "cessate il fuoco".Stretto di Hormuz: è prevista la riapertura immediata dello stretto alle rotte commerciali globali e senza l'applicazione di pedaggi. Di contro, gli Stati Uniti revocheranno il blocco navale nell'area. Fondi congelati: l'accordo prevede lo sblocco progressivo di 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati. La metà di questa somma (12 miliardi) sarà messa subito a disposizione di Teheran prima dell'avvio formale dei negoziati successivi. Sanzioni petrolifere: viene stabilita la sospensione delle sanzioni sul greggio iraniano per consentire al Paese di tornare a esportare liberamente. Il caso geopolitico: il giallo dei miliardi degli Emirati Arabi Uniti A fare da corollario, e da potenziale acceleratore, alla chiusura dell'accordo è esploso un vero e proprio caso diplomatico legato ai fondi finanziari dell'Iran. Fonti di intelligence mediorientali e regionali hanno rivelato l'esistenza di un canale parallelo che vedrebbe coinvolti direttamente gli Emirati Arabi Uniti.Secondo le ricostruzioni giornalistiche iniziali, Abu Dhabi avrebbe accettato una svolta tattica radicale a seguito dei pesanti raid subiti nelle settimane precedenti, i quali avevano messo a rischio lo status di hub economico e turistico globale di Dubai e l'operatività di porti strategici come quello di Fujairah. Le indiscrezioni parlano di un accordo economico per sbloccare una cifra imponente, stimata tra i 10 e i 20 miliardi di dollari a favore dell'Iran, di cui una prima tranche da oltre 3 miliardi di dollari sarebbe già stata movimentata. Questa mossa avrebbe lo scopo di consentire a tutte le parti di "salvare la faccia": Teheran potrebbe rivendicare internamente di aver ottenuto un risarcimento per i danni di guerra sofferti, mentre Washington potrebbe dichiarare di non aver sborsato un solo dollaro dei contribuenti americani per ottenere il cessate il fuoco.La smentita categorica di Abu Dhabi Lo scenario dei miliardi sbloccati ha però trovato un muro ufficiale. Il Ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti ha smentito categoricamente e in via ufficiale la notizia battuta dalle agenzie internazionali. Attraverso una nota ufficiale diffusa dai canali di Stato, Abu Dhabi ha definito le indiscrezioni come del tutto inesatte e prive di qualsiasi fondamento documentale.Il governo emiratino ha rimarcato con fermezza che nessun fondo congelato appartenente alla Repubblica Islamica è stato sbloccato, movimentato o trasferito attraverso gli istituti bancari del Paese. Pur ribadendo che la linea della propria politica estera resta ancorata alla promozione della de-escalation, alla riduzione delle tensioni regionali e al pieno supporto degli sforzi diplomatici statunitensi per proteggere l'area dalle macerie del conflitto, Abu Dhabi ha invitato formalmente i media mondiali a non alimentare speculazioni non verificate, attenendosi rigorosamente alle sole dichiarazioni delle autorità ufficiali. La partita diplomatica resta aperta, ma il testo finale della tregua sembra ormai blindato.Lo scetticismo iraniano: «no accordo in 24 ore» L’Iran, tuttavia, ha appena escluso la firma, nelle prossime 24 ore, del protocollo d’intesa con gli Stati Uniti per porre fine in modo duraturo alla guerra in Asia Occidentale, rendendo i tentativo di pace mediato da Islamabad sempre più evanescente. Lo riporta l’agenzia di stampa governativa Irna.«Dobbiamo attendere per conoscere la data esatta della firma. Non sarà domani», domenica, ha dichiarato a Irna, agenzia di stampa iraniana vicina al clero sciita, il portavoce della diplomazia della Repubblica Islamica, Esmail Baghai, indicando piuttosto, in modo totalmente generico, “i prossimi giorni”, smentendo, di fatto, le affermazioni del primo ministro pakistano.