Seguiamo da tempo, con ottimistica speranza e continua curiosità la sorte dei negoziati che da alcuni mesi oramai, grazie all’ostinata volontà del Pakistan – erettosi attendibile intermediario diplomatico – tentano di riportare la pace in Medio Oriente. Purtroppo, nonostante gli sforzi compiuti, dobbiamo constatare che i rapidi e certamente non lusinghieri sviluppi delle ultime ore stanno mettendo in forte pregiudizio l’esito del processo diplomatico Iran-Stati Uniti che, ora dopo ora, appare sempre più fragile.
Cerchiamo di capire cosa sta accadendo. La nuova crisi è emersa in seguito alle affermazioni fatte dai media statali iraniani, che hanno riportato l’orientamento di Teheran in ordine alla sospensione dei negoziati indiretti – sempre mediati da Islamabad – con Washington, quale diretta conseguenza dell'escalation dovuta alle azioni militari israeliane in Libano, nonostante un cessate il fuoco che alla prova dei fatti risulta avere meno spessore di un foglio di carta velina.
Autorevoli fonti diplomatiche occidentali confermano i repentini e negativi sviluppi sul fronte della diplomazia, in un momento in cui entrambe le parti pensavamo, forse con un eccesso di ottimismo, di poter giungere a un'intesa potenzialmente significativa, dopo mesi di estenuanti negoziati. Fonti diplomatiche occidentali oltre a quelle mediorientali indicano che l'allarme si è diffuso rapidamente nelle capitali dei Paesi del Golfo, mentre crescono le preoccupazioni di un'escalation di ben più ampie proporzioni nell’intera area del Golfo.








