Trattative, avvertimenti e minacce: a quasi tre mesi dall'inizio della guerra regna l'incertezza sulla via d'uscita

A quasi tre mesi dallo scoppio della guerra del Golfo, continuano ad alternarsi le minacce di ripresa di azione militare da parte degli Usa e gli spiragli di apertura tra Washington e Teheran in vista di un accordo. Il Pakistan preme forte sul tasto delle trattative, mentre Israele sta alla finestra e non nasconde di sostenere una ripresa delle operazioni militari se l’Iran non si piegherà alle richieste su trasferimento dell’uranio arricchito, eliminazione dell’arsenale balistico e stop alle milizie armate nella regione.

21 Maggio 2026 - 12:52

Khamenei vieta il trasferimento all'estero dell'uranio arricchito

La Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei avrebbe emesso una direttiva per ordinare che l’uranio arricchito non venga inviato all’estero. Lo riporta Reuters citando fonti di Teheran. La possibilità di trasferire all’estero gli oltre 400 chili di uranio arricchito è tra le ipotesi di cui discutono i negoziatori nell’ambito del cessate il fuoco tra Usa, Israele e Iran. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito di non considerare la guerra finita sino a quando l’Iran non resterà privo dell’uranio arricchito, componente chiave per fabbricare bombe atomiche. Fonti israeliane hanno detto a Reuters che Trump avrebbe promesso a Netanyahu di raggiungere questo risultato. Ma a frenare la possibile mossa arriva ora l’ordine della Guida Suprema in persona, secondo cui mandare quel materiale all’estero renderebbe l’Iran più vulnerabile ad altri futuri attacchi di Usa e Israele.