| 15 Luglio 2026 02:03 |
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(Adnkronos) – Il Pakistan tenta di riportare Iran e Stati Uniti al tavolo negoziale, ma la crescente ondata di nazionalismo nella Repubblica islamica e il rafforzamento dell’ala più oltranzista del regime stanno rendendo sempre più difficile qualsiasi compromesso, soprattutto sul controllo dello Stretto di Hormuz. Mentre Islamabad, insieme a Qatar e Oman, mantiene aperti i canali diplomatici, analisti e fonti vicine alla mediazione ritengono, infatti, che il vero ostacolo sia ormai interno a Teheran, dove i Pasdaran e gli ultraconservatori stanno limitando il margine d’azione dei negoziatori.
Secondo un’analisi del Wall Street Journal, il regime, uscito profondamente indebolito dalle proteste di inizio anno, ha alimentato il sentimento patriottico durante il conflitto con Stati Uniti e Israele e lo ha ulteriormente rafforzato in occasione dei funerali della Guida Suprema, Ali Khamenei. Quella mobilitazione, inizialmente utile a ricompattare il Paese, sta ora diventando un freno ai negoziati: parlamentari ultraconservatori, media e Pasdaran sfruttano infatti il clima nazionalista per ostacolare qualsiasi concessione a Washington.
Le conseguenze più evidenti riguardano proprio lo Stretto di Hormuz, punto centrale del memorandum d’intesa mediato dal Pakistan e firmato il 17 giugno dal presidente americano Donald Trump e dal suo omologo iraniano, Masoud Pezeshkian. L’accordo prevedeva la riapertura dello Stretto al libero passaggio delle navi commerciali, ma l’intesa è rapidamente entrata in crisi. L’Iran ha continuato ad attaccare navi in transito, rivendicando il controllo esclusivo del passaggio marittimo, mentre gli Stati Uniti hanno ripristinato il blocco navale contro i porti iraniani e avviato una nuova campagna di raid.








