A poche ore dall'annuncio del raggiungimento di un'intesa sul memorandum tra Iran e Usa che - nelle intenzioni - dovrebbe garantire la libera navigazione nello Stretto di Hormuz e sancire una tregua dalle ostilità lunga almeno 60 giorni, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha già sparigliato le carte. I Pasdaran hanno annunciato l'inserimento in extremis di una clausola nell'ambito dei negoziati con gli Stati Uniti. Il vincolo, diffuso dall'agenzia di stampa iraniana Fars (vicina alle Guardie della Rivoluzione) introduce l'obbligo di un pedaggio per i "servizi marittimi" all'interno del canale di Hormuz. È la prova del fatto che una larga fetta del regime di Teheran - la frangia più oltranzista - respinge il memorandum di intesa tra Washington e Teheran e farà di tutto per non farlo arrivare alla sigla ufficiale, che dovrebbe tenersi il prossimo 19 giugno. La stessa dinamica si registra sul fronte opposto, in Israele, dove l'intero arco politico rifiuta in blocco l'intesa con la Repubblica Islamica. Non solo il governo con i suoi ministri, ma tutta l’opposizione israeliana si schiera contro il memorandum di intesa che prevede lo stop alle armi anche in Libano. Il rischio è che i due fronti contrari riescano a sabotare il processo negoziale, facendo saltare il tavolo delle trattative prima di venerdì.
Chi rema contro il Memorandum di Islamabad: dai partiti israeliani ai pasdaran iraniani
L'accordo è sorvolato dai falchi: in Iran i Guardiani della Rivoluzione alzano la posta, mentre si segnalano proteste interne. In Israele si schiera…











