Matteo Salvini esce dallo stallo con l’annuncio di una cabina di regia dei territori e delle autonomie, respingendo il progetto di rifondazione chiesta dall’ala nordista (a partire da Luca Zaia, fautore di una “costola” dotata di larga autonomia sul modello tedesco della Cdu-Csu). Di fronte al pressing dei governatori del Nord aveva offerto la vice-segreteria a Zaia e Fedriga con una sorta di delega sulle questioni settentrionali. Ma dopo il no dell’ex Doge e del governatore del Friuli Venezia Giulia, indisponibili a un maggior coinvolgimento nel partito senza capacità di incidere e poteri reali, ha virato su una soluzione di compromesso, anticipata al Corriere della Sera. Una “cabina di regia dei territori e delle autonomie”, con governatori, capigruppo, alcuni ministri, presidenti di provincia e sindaci.
La cabina di regia
Una squadra di una quindicina di persone che lo affiancherà nella programmazione dell’azione politica e che dovrebbe riunirsi con cadenza settimanale. Varo e composizione potrebbero essere annunciati ufficialmente già la prossima settimana, prima del “ritiro” del 4 e 5 luglio a Mogliano Veneto (Treviso).
I malumori nel partito
Tra i leghisti veneti è diffusa la convinzione che non si tratti dello strumento adatto a imprimere il rinnovamento atteso. Anche se il Doge - spiega chi gli sta vicino - non avrà problemi ad aderire al progetto. La cabina di regia non sembra scaldare il partito. Al di là dei fedelissimi del segretario, alcuni parlamentari parlano di un primo positivo segnale. Ma serpeggiano i malumori. Non sono pochi quelli che temono che senza un’azione di rilancio “robusta” la Lega rischia un forte ridimensionamento alle prossime elezioni, con perdita del seggio.














