Dalla penuria all'abbondanza, dal terrore di restare senza alla possibilità di averne troppo. Se l'accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine definitivamente alla guerra in Medio Oriente, una volta firmato, venisse anche rispettato, l'apertura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo potrebbe produrre un effetto tanto inaspettato quanto dirompente: l'arrivo sul mercato petrolifero di un surplus di barili dal lato dell'offerta, di gran lunga superiore all'aumento stimato della domanda. Dopo aver lanciato per settimane allarmi in ordine sparso - shock senza precedenti, collasso della produzione, distruzione della domanda, carenza di beni alimentari e fertilizzanti, svuotamento repentino delle riserve strategiche globali, crisi sociali ed energetiche - in caso di un conflitto prolungato, l'Agenzia Internazionale dell'Energia intravede ora all'orizzonte uno scenario diametralmente opposto: un boom di petrolio.

Stando al rapporto mensile dell'Aie, se l'arteria petrolifera da cui passa la produzione dei Paesi del Golfo Persico e, in linea di massima, il 20% della produzione mondiale di greggio e raffinati, dovesse uscire dall'infarto energetico provocato dal blocco di Hormuz, la ripresa dei flussi procederà in maniera graduale per tutta la seconda parte dell'anno in corso. Ma l'anno prossimo si registrerà un "significativo surplus": la produzione aumenterà di circa 8 milioni di barili al giorno raggiungendo i 110 milioni al dì, di molto al di sopra del "relativamente modesto" aumento di due milioni di barili al giorno della domanda globale di petrolio. Ciò creerà un “significativo surplus” che “potrebbe offrire una gradita tregua al mercato e un’opportunità per ricostituire le scorte esaurite o per costituire nuove riserve strategiche”. L’agenzia ha osservato che le scorte di petrolio nei paesi OCSE sono ora scese al livello più basso dal 1990.