I mercati petroliferi festeggiano con forti ribassi quello che finalmente sembra essere un passo avanti concreto verso la pace tra Stati Uniti e Iran, ma sulla ripresa delle forniture dallo Stretto di Hormuz prevale la cautela: il ritorno allo status quo non è dietro l’angolo e potrebbe anzi essere molto lontano nel tempo, avvertono gli esperti.
«Lasciate che il petrolio scorra», ha annunciato con i consueti toni trionfalistici il presidente Donald Trump. E le quotazioni del greggio, già in calo nei giorni scorsi, hanno accelerato la discesa, fino a perdere oltre il 5%. Il Brent è scivolato così sotto 83 dollari al barile, su livelli che non toccava fai primi di marzo, quando la guerra era appena cominciata.
A segnalare il sollievo degli investitori è anche il rapido cambio della struttura del mercato: il petrolio a pronti vale tuttora circa un dollaro in più rispetto a quello per consegna il prossimo mese, ma la cosiddetta backwardation - spia di allarme sulla disponibilità di forniture - si è fortemente ridotta. Aveva superato 12 dollari al barile ad aprile, prima che i flussi in uscita da Hormuz iniziassero in parte a riprendersi, grazie a transiti semi clandestini protetti a seconda dei casi dagli Usa o dall’Iran.









