<p>Torna la calma sul mercato del petrolio.
I prezzi hanno iniziato a scendere vistosamente dopo che l'accordo tra Stati Uniti e Iran ha permesso una parziale riapertura dello Stretto di Hormuz e ieri il Brent è sceso fino a 72,44 dollari al barile, portandosi al di sotto dei 72,48 dollari del 27 febbraio, il giorno prima dei raid di Washington contro Teheran. </p><p>Tra martedì e mercoledì 42 navi mercantili hanno attraversato lo Stretto di Hormuz secondo i dati della piattaforma Kepler.
Si tratta del numero più alto dall'inizio della guerra, circa un terzo rispetto ai passaggi medi in tempo di pace. «L'aumento del traffico alimenta la speranza che il peggio delle interruzioni delle forniture sia alle spalle», sottolineano gli analisti di Anz Research.
Il relativo ottimismo sullo Stretto, a lungo oggetto di un blocco quasi totale, ha spinto così al ribasso i prezzi del petrolio e il picco di fine marzo, quando il Brent correva verso i 120 dollari al barile, è lontano.</p><p>Gli analisti di Jp Morgan hanno quindi tagliato l'outlook sul petrolio per la seconda metà del 2026 e si aspettano ora che il Brent si attesti in media a 86 dollari nel terzo trimestre e a 80 nel quarto.
Inoltre, il prezzo dovrebbe scendere ancora, a 78 dollari al barile, entro fine anno. </p><p>A mettere pressione ribassista sui prezzi è anche l'attesa di un surplus nei prossimi mesi: secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia la piena ripresa delle attività nello Stretto di Hormuz porterà a una notevole sovrapproduzione nel 2027 dal momento che l'offerta dovrebbe aumentare di 8 milioni di barili al giorno mentre la domanda potrebbe crescere solo di 2 milioni di barili al giorno.</p><p>In questo contesto dovrà muoversi l'Opec+ che rivede periodicamente l'offerta.













