<p>Torna la calma sul mercato del <strong>petrolio</strong>.

I <strong>prezzi </strong>hanno iniziato a scendere vistosamente dopo che l’accordo tra <strong>Stati Uniti </strong>e <strong>Iran </strong>ha permesso una parziale riapertura dello <strong>Stretto di Hormuz,</strong> il braccio di mare tra Iran e Oman da cui fino a inizio anno transitava circa un quinto del greggio a livello globale. </p> <p>Nella mattina del 25 giugno il <strong>Brent</strong>, benchmark di riferimento per l’Europa, è sceso fino a<strong> 72,44 dollari</strong> al barile, portandosi al di sotto dei 72,48 dollari del 27 febbraio, il giorno prima dei raid di Washington contro Teheran.

Gli <strong>analisti </strong>prendono quindi atto del nuovo trend:<strong> Jp Morgan</strong> abbassa le stime sul petrolio per il secondo semestre 2026 e<strong> Bank of America</strong> (BofA) taglia le previsioni sul settore oil e gas europeo. </p> <h2><strong>Il nodo di Hormuz</strong></h2> <p>Tra il 23 e il 24 giugno<strong> 42 navi mercantili </strong>hanno attraversato lo Stretto di Hormuz secondo i dati della piattaforma Kepler.

Si tratta d<strong>el numero più alto dall’inizio della guerra</strong>, circa un terzo rispetto ai passaggi medi in tempo di pace (più o meno 120 imbarcazioni al giorno).