Ogni giorno di più ci si accorge di quanto il processo di digitalizzazione stia ampliando il campo di applicazione della matematica, interessando un numero sempre maggiore di ambiti della nostra vita quotidiana. È sperabile che questo fatto faccia capire quanto la matematica sia importante e, proprio per questo, quanto sia centrale il suo insegnamento. Il neuroscienziato Stanislas Dehaene ha infatti osservato che, prima dei 6-7 anni, gli esseri umani mostrano di non avere un cattivo rapporto con la matematica. Ecco che allora bisogna chiedersi per quali motivi, andando avanti con l’età, quei bambini cambiano opinione.

Appare logico puntare l’attenzione sulla scuola, sulla didattica e, più in generale, sul sistema educativo e cercare quindi di capire in che modo l’insegnante possa riuscire a svegliare nei suoi alunni la voglia di conoscere, d’imparare, la matematica. A questo riguardo bisogna capire quanto è importante la capacità di chi parla di suscitare la curiosità di chi ascolta; conoscere la materia che si insegna, anche in maniera approfondita, non basta; è certamente necessario ma, altrettanto certamente, non è sufficiente. Ciò che conta davvero, ciò che fa la differenza, è essere capaci di accendere la curiosità. La curiosità è infatti l’elemento chiave perché nelle menti di chi ascolta scocchi la scintilla che porta ad approfondire l’argomento trattato da chi parla (e questo non vale soltanto nel rapporto tra insegnante e alunni).