Maurizio Codogno, meglio noto in rete come .mau., racconta come lui vede la matematica, con la scusa di non doverla insegnare né crearne di nuova. David Bessis pensa che si potrebbe sfruttare l’AI per cambiare il modo di pensare la matematica: idee interessanti, ma non so quanto possano essere applicate.
Nel post precedente avevo detto che avrei raccontato in seguito cosa David Bessis pensa della matematica, e ora mantengo la promessa. David Bessis ha scritto Mathematica: Un’avventura alla ricerca di noi stessi (che poi Neri Pozza ha ripubblicato cambiandogli il titolo in “La matematica segreta”, recensito per MaddMaths! da Nicola Ciccoli), uno dei tanti libri che non sono ancora riuscito a leggere. Però ho letto questo suo substack dello scorso aprile, e mi sono fatto un’idea della sua filosofia della matematica.
Il punto di partenza è che secondo Bessis ci sono due versioni della matematica: quella ufficiale e quella segreta. La prima è quella hilbertiana, o se preferite dei Principia Mathematica, che la vede come un sistema di deduzione formale, dove si parte con un certo numero di assiomi e si derivano meccanicamente i teoremi. Un mondo ideale in senso letterale: non ci può essere nulla che sia contemporaneamente vero e falso, le dimostrazioni o sono corrette o non lo sono, e non c’è spazio per cazzate. Prima che mi veniate a rompere le scatole con Gödel, vi faccio notare che non ho scritto da nessuna parte che la matematica sia completa, quindi le ipotesi del teorema di incompletezza non sono soddisfatte. La messa in pratica – si fa per dire – di questa matematica si vede nel fatto che i matematici più considerati sono quelli che hanno dimostrato i teoremi iconici; io aggiungo che anche la matematica studiata a scuola è di questo tipo, anche se le deduzioni formali non sono studiate ma solo fatte imparare a memoria.







