La risposta alla domanda: a cosa serve la matematica? È abitualmente quella che recita più o meno così: la matematica serve a studiare e analizzare i numeri, le figure e le loro relazioni, per avere contezza interpretativa e comprensiva del mondo che ci circonda. La matematica è l’esperanto delle scienze, dalla fisica alla chimica, dalla biologia all'informatica, ma ci permette anche di affinare il nostro pensiero critico, consentendoci di affrontare problemi complessi con logica e precisione. Tutto vero. E, ciò nonostante, ci sono sempre stati e sempre ci saranno esseri umani che sui banchi di scuola, con seni e coseni, ascisse e ordinate, disequazioni lineari e fratte, hanno avuto un rapporto decisamente problematico. Càpita tuttavia che, non pochi di quei discenti affetti da matofobia, appunto la paura, l’ansia e l’avversione patologica verso la matematica, una volta divenuti adulti, presi da rimpianto, si siano detti: «L’avessi studiata prima...» e cerchino l’occasione di rimediare. A tale proposito, potrebbe venire in loro soccorso Daniele Gouthier, autore di manuali per la scuola, saggi scientifici e libri di problemi matematici. Nel suo ultimo saggio La matematica che conta (Feltrinelli, 256 pagine, 18 euro). Gouthier spiega quali siano i riflessi pratici, la ricerca di relazioni e proprietà caratteristiche, l’esercizio di intuizione e immaginazione offerti dalla matematica. Del resto, lo studioso torinese non ha mai fatto mistero della convinzione secondo la quale «facciamo matematica proprio per distaccarci dai sensi perché i nostri sensi sono fallaci, illusori. Non possiamo fidarci di quello che vediamo». La matematica, insomma, è qualcosa che succede dentro la nostra testa e che al tempo stesso descrive la realtà, la natura e i fenomeni.
Se il vero superpotere della matematica è l'astrazione | Libero Quotidiano.it
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