In politica non è mai troppo presto. Dietro la calma apparente del periodo, i partiti iniziano a confrontarsi seriamente con il futuro prossimo, nella consapevolezza che tempus fugit e che ,subito dopo la pausa estiva , saranno virtualmente in campagna elettorale per le politiche del 2027. Nessuno ancora parla ad alta voce, ma le segreterie e i gruppi di pressione che in qualche modo ne condizionano le scelte sia da destra che da sinistra pure in Calabria, sono già all’opera per individuare i profili più adatti a correre. E a portare voti al simbolo. E’ sicuro, a meno di improbabili cambi di sensibilità in favore della democrazia vera, che il sistema elettorale non cambierà piu’ di tanto e che anche i prossimi parlamentari saranno prima di tutti dei nominati poi, molto poi, degli eletti. Alla faccia dell’intendimento di riportare milioni di astensionisti alle urne, dopo anni di strapotere segretariale.

L’imperativo categorico da Roma

In Calabria il centrodestra sta ricevendo imperativi già molto chiari e categorici da Roma, uno fra tutti: iniziare a schierare i pezzi più pregiati tra quelli che siedono nelle istituzioni regionali; a fianco a questi, dirigenti apicali, qualche sindaco e gli immancabili imprenditori, specie quelli piu’ visibili, gli specialisti nell’arte del mettere il proprio prezzemolo in ogni minestra. D’altronde, dalle nostre parti, abbiamo tanta umanità figlia di papà e di mamma che passa la propria giornata a coglioneggiare tra un convegno sullo Jonio e un altro sul Tirreno. Fortuna che abbiamo anche imprenditori che si sudano quel che hanno, chè se dipendessimo da capitani e capitane di industria a trazione bimbi minchia staremmo freschi. Eppure sono questi ultimi, stranamente, che abbagliano le segreterie , con la loro brillantezza social convegnistica e con quel loro vuoto di pensiero ben vestito e imbevuto di spritz.