La campagna elettorale per le elezioni politiche che si terranno nella primavera del 2027 è cominciata un minuto dopo la conta delle schede delle ultime regionali. Il 7 ottobre, a Porta a Porta, Giorgia Meloni aveva detto di essere favorevole ad una riforma elettorale compatibile con la riforma costituzionale del premierato: sistema proporzionale con un piccolo sbarramento, premio di maggioranza, possibile indicazione sulla scheda del nome del candidato premier. Quest’ultimo aspetto ha lasciato freddi i suoi alleati, in particolare Forza Italia, anche se ieri Matteo Salvini ha chiarito che intende eliminare dal proprio simbolo la scritta “Salvini premier”.
Se passerà l’ipotesi di non blindare il candidato premier sulle schede dell’intera coalizione, il primo a rallegrarsene sarà Giuseppe Conte, la cui mano fatalmente si paralizzerebbe al momento di scrivere il nome Schlein accanto al simbolo del Movimento 5 Stelle. La segretaria del PD, che esce rafforzata da queste elezioni, ha generosamente ammesso di essere disposta anche a primarie di coalizione, pur se i primissimi sondaggi le farebbero vincere a Conte. Un’ipotesi di questo genere (il capo del Movimento 5 Stelle di nuovo candidato a Palazzo Chigi) segnerebbe un forte scossone all’interno del Campo Largo e soprattutto all’interno dell’elettorato del Pd. È vero che Giuseppe Conte, diventato ormai un abile politico professionale, sta attivando la mossa del cavallo per scoprire al centro la segretaria democratica. Ma il M5s è pur sempre il M5s e non sappiamo con quanto entusiasmo l’elettorato moderato e riformista sia disposto a seguirlo. Ci riferiamo, soprattutto, a quel mondo che ha creduto a suo tempo in Romano Prodi, che ne condivide le sofferenze giudicando eccessivo lo spostamento a sinistra del Pd e avrebbe qualche perplessità a riconoscersi in un ticket Conte-Schlein. Ci sarà comunque tempo per parlarne.









