In questa lunghissima campagna elettorale, partita all’indomani del sì del Senato alla riforma della Giustizia e che passa per il mini election day delle Regionali di lunedì prossimo, ci sono due appuntamenti segnati dai partiti e dal mondo politico in generale con un circoletto rosso sul calendario: le Politiche del 2027 e le “Quirinarie” del 2029.

Due eventi che, al momento, possono apparire lontanissimi nel tempo ma che in realtà – uno più dell’altro, chiaramente – sono praticamente dietro l’angolo. E, soprattutto, sono direttamente connessi tra di loro. Chi vince le elezioni tra meno di un anno e mezzo (la fine della legislatura sarà per forza anticipata, orientativamente tra marzo e aprile, visto che nel ‘22 si votò a settembre con campagna elettorale “balneare”) darà le “carte” anche per l’elezione al Colle. Dove, dopo 14 anni del Mattarella I e Mattarella II (un unicum nella storia della Repubblica) si dovrà necessariamente voltare pagina. E le manovre dei partiti, sotto traccia, sono già iniziate. Per questo le Politiche sono così importanti e per questo la legge elettorale che verrà è a sua volta (quasi) decisiva. Fratelli d’Italia spinge per una soluzione turbo-maggioritaria, da premierato “mascherato”: premio di maggioranza del 55% alla coalizione che prende il 40% dei voti, indicazione del candidato premier sulla scheda elettorale.