Caro Aldo,

leggendo lei e Paolo Mieli, ma anche semplicemente constatando cosa si muove sotto il sole della politica, è chiaro come sia iniziata la lunga campagna elettorale non soltanto per le Politiche del 2027, ma anche per le elezioni del presidente della Repubblica che succederà a Sergio Mattarella. Mi chiedo allora: non c’è il pericolo che al prossimo giro, più che candidati premier, ci saranno dei più o meno espliciti candidati capi di Stato presentati direttamente agli elettori? Non si rischia di polarizzare la contesa per l’unica istituzione sinora immune da eccessi e propaganda, di fatto snaturandola?

Marco Diamante

Caro Marco,

Il presidente Mattarella ha ancora tre anni e mezzo di mandato, quindi il discorso è certo prematuro. Però lei ha ragione quando fa notare che la presidenza della Repubblica è l’unica istituzione che è riuscita a conservare e anzi ad accrescere la sua credibilità presso la grande maggioranza dei cittadini, e a essere rispettata da un sistema politico che per il resto non esita a ricorrere a forzature di ogni genere pur di tutelare i propri interessi di parte. Non credo che le prossime elezioni politiche diventeranno presidenziali di fatto. Al contrario, la storia insegna che mai un leader di partito è diventato presidente della Repubblica. Tutti i grandi capi democristiani, da Fanfani a Moro, da Andreotti a Forlani hanno fallito l’obiettivo del Quirinale. Sul Colle sono sempre saliti generali senza truppe, che proprio per questo apparivano meno divisivi. Poi certo una volta al Quirinale alcuni di loro hanno cambiato stile e atteggiamento. L’esempio più celebre è quello di Francesco Cossiga. Ma se oggi un leader pensasse di proporre se stesso come capo dello Stato, la reazione sia dell’opinione pubblica sia del sistema politico sarebbe di rigetto. Non credo proprio che Giorgia Meloni commetterebbe mai un errore del genere. Quanto al centrosinistra, è talmente diviso che faticherebbe a esprimere un federatore in vista delle elezioni politiche; si figuri un candidato unitario al Quirinale. Diverso è il discorso sull’elezione diretta del capo dello Stato. Un’ipotesi che non andrebbe demonizzata. Sembra però che il centrodestra vi abbia, almeno per ora, rinunciato.