HomePratoCronacaLa banca fantasma : "Pronto moda, snodo fra economia illegale e apparente legalità"Ecco come funzionava il sistema che ripuliva i soldi del narcotraffico delle mafie italiane e albanesi. Il ritiro del denaro a Lecce, l’arrivo in via Bologna, e la banconota da 5 euro che garantiva l’operazione .Ecco come funzionava il sistema che ripuliva i soldi del narcotraffico delle mafie italiane e albanesi. Il ritiro del denaro a Lecce, l’arrivo in via Bologna, e la banconota da 5 euro che garantiva l’operazione .Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguici"La forza del sistema è dipesa dalla sua capacità di evitare il trasferimento diretto del contante lungo l’intera catena criminale. Il gruppo ha assicurato il pagamento dei fornitori di stupefacente all’estero attraverso una compensazione finanziaria che ha trovato il proprio equilibrio nell’utilizzo di imprese del distretto tessile pratese. Queste ultime hanno ricevuto il contante come corrispettivo di forniture formalmente lecite, ma sostanzialmente a nero, divenendo il punto di snodo tra economia illegale e apparente legalità". A sottolinearlo è il gip Antonio Pezzuti che nell’ordinanza di custodia che dispone le 41 misure cautelari ripercorre il sistema usato dall’organizzazione criminale per movimentare denaro all’estero senza mai farlo uscire da confini italiani. Un sistema ben oleato che si affidava a una fitta rete di corrieri e collettori fra i cinesi e i clan mafiosi italiani. La figura-chiave del sistema era Keke Pan, 50 anni, detto ’Luca’, residente a Prato in via Bologna, "promotore, organizzatore e capo dell’associazione a delinquere", aggravata dal 416 bis, ossia dall’aver agevolato le attività illecite dei clan mafiosi. E’ quanto emerge dalla enorme inchiesta della Dda, svolta dalla squadra mobile di Prato, diretta da Andrea Belelli, e dallo Sco della polizia che lunedì mattina ha portato al maxi blitz in città e all’esecuzione delle misure cautelari oltre al sequestro di 60 milioni di euro. L’indagine – partita nel 2022 da alcune dichiarazioni di un indagato in seguito al ritrovamento di una ingente quantità di denaro trasportata nel doppiofondo di un’auto fermata sull’A1 – ha accertato l’esistenza a Prato di una banca clandestina che, attraverso il sistema islamico dell’’hawala’ (chop-shop in Cina o moneta volante), ha trasferito dall’Italia all’estero fra gli 80 e i cento milioni all’anno (tre gli anni in contestazione nell’inchiesta della Dda). La lunga indagine si è avvalsa di intercettazioni sia telefoniche che ambientali, servizi di osservazione e appostamento, analisi dei tracciati gps delle auto usate e riscontri oggettivi sulle modalità operative dell’organizzazione. "In questo modo l’associazione ha garantito un duplice risultato. Da un lato ha soddisfatto l’esigenza dei narcotrafficanti di pagare le forniture senza esporsi ai rischi del trasporto tran-sfrontaliero del contante; dall’altro ha offerto alle imprese coinvolte un canale di liquidità immediata, sottratta a ogni forma di tracciabilità", spiega ancora il gip. La logica del sistema è stata dunque quella della "compensazione occulta", nella quale il denaro non ha viaggiato fisicamente da chi acquistava la droga a chi la forniva, ma è stato "assorbito" e "restituito" attraverso una rete di soggetti consapevoli e coordinati, fra cui i gestori dei pronto moda del Macrolotto mettendo in luce l’intreccio degli interessi economici fra imprenditori cinesi e mafia.
La banca fantasma : "Pronto moda, snodo fra economia illegale e apparente legalità"
Ecco come funzionava il sistema che ripuliva i soldi del narcotraffico delle mafie italiane e albanesi. Il ritiro del denaro a Lecce, l’arrivo in via Bologna, e la banconota da 5 euro che garantiva l’operazione .











