Nascosta nella pancia del distretto industriale di Prato c’era una banca illegale, clandestina, fantasma, al servizio dei clan della sacra corona unita, della ’ndrangheta, della camorra ma anche di gang criminali albanesi. Un “istituto di credito” capace di muovere fino a 100 milioni l’anno di pagamenti in nero di partite di droga e merci tessili tra aziende cinesi. Soldi che correvano tra l’Italia e Paesi esteri. Le indagini dirette dalla Dda di Firenze, guidata dal procuratore Rosa Volpe e condotte dal Servizio Centrale Operativo della Polizia e dalla squadra mobile pratese hanno portato a eseguire 41 misure cautelari (17 in carcere, 16 ai domiciliari e otto con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria). Ben 57 gli indagati. Sono cinesi (in prevalenza), italiani e albanesi.

L’organizzazione

Il gip Antonio Pezzuti ha ordinato il maxi-sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni per circa 60 milioni di euro. Tra i reati contestati c’è l’associazione per delinquere con l’aggravante della mafiosità per aver agevolato il clan Briganti di Lecce, la ’ndrina Fiarè, Razionale, Gasparro di San Gregorio d’Ippona (Vibo Valentia) e il clan campano Aquino-Annunziata. Un’associazione finalizzata al riciclaggio, al reimpiego dei proventi illecito di spaccio, all’abusiva attività bancaria, al traffico di stupefacenti e all’immigrazione clandestina. Al vertice della banca illegale, secondo gli investigatori, un cinese di 50 anni con numerosi precedenti penali, accusato di partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata al commercio di droga in Veneto.