Sindaco e imprese all'attacco: "No al Salva Milano, serve una norma chiara"
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La sentenza di assoluzione di ieri apre il fronte del futuro delle città ma soprattutto della necessità, come richiamato da tempo, di avere leggi e regole certe. Perchè se è vero che il presidente del tribunale di Milano Fabio Roia anticipando le motivazioni della sentenza ha dichiarato "che all'epoca le persone coinvolte nelle accuse si basavano sulla prassi consolidata del Comune, che derivava dalla legge regionale lombarda sul governo del territorio del 2005, dal Piano di governo del territorio e dal regolamento edilizio comunali. Prassi avallata dall'avvocatura di Palazzo Marino dal 2002, ratificata fino al 2023, e sostenuta all'epoca dalla pacifica giurisprudenza amministrativa di Tar e Consiglio di Stato che consentiva l'intervento Torre Milano con Scia" ora si pone il tema della certezza delle regole. A fronte di 150 progetti bloccati, 1.600 appartamenti fermi e una serie di inchieste-fotocopia del caso di via Stresa."È arrivato il momento di guardare al futuro. Dopo quanto accaduto, promotori e costruttori hanno ancora più bisogno di un quadro normativo certo, chiaro e non suscettibile di interpretazioni contrastanti - l'appello di Aspesi, associazione degli sviluppatori immobiliari - . Per questo motivo, l'Aspesi ribadisce la sua richiesta di un urgente atto nazionale legislativo idoneo a risolvere i problemi del passato e assicurare un futuro alla rigenerazione urbana"."Non fa bene a nessuno né alle città né al Paese non avere una materia così importante, regolamentata in maniera più attuale" ha spiegato Sala nel momento stesso in cui ha lanciato il suo appello al Parlamento per dimenticare il "Salva Milano". Milano "si salva da sè", il principio, ma questo incubo giudiziario durato un paio di anni dovrebbe aver insegnato che serve una normativa chiara e definita per il futuro.









