Nella nebbia giudiziaria che ha avvolto il settore immobiliare di Milano negli ultimi due anni, bloccando cantieri in corso con indagini e paralizzando così il rilascio di altri permessi per nuovi progetti da parte del Comune, si vede di un fascio di luce.
Dopo essersi illuso con il salva-Milano, affossato da un mix di logiche e opportunità politiche, il real estate ora vede un sentiero per uscire dall"impasse, tracciato dal Tribunale di Milano con la prima sentenza su uno dei casi degli edifici sotto processo, quello della Torre di via Stresa.
Per la giudice Paola Braggion della settima penale del Tribunale meneghino «il fatto non costituisce reato», formula che assolve in primo grado gli otto imputati per cui erano state chieste condanne per abuso edilizio e lottizzazione abusiva, ma che allo stesso tempo «condanna» il metodo con cui il Comune di Milano ha allargato le maglie delle ristrutturazioni in passato.
La domanda che ci si pone ora quindi è se questa decisione possa essere presa ad esempio per chiudere la stagione giudiziaria e se sarà sufficiente per far ripartire il settore.
Due aspetti non per forza collegati, stando agli esperti. «Si tratta di una decisione importantissima che auspico regali sollievo all"intero settore e riporti la discussione da un ambito penale a un più normale ambito amministrativo, semplificando anche il lavoro per i funzionari comunali affinché tornino a rilasciare i titoli edilizi», commenta Guido Inzaghi, avvocato specializzato in diritto immobiliare e urbanistico nonché socio fondatore e managing partner di SI-Studio Inzaghi. «La decisione costituisce un banco di prova della tesi della Procura perché in questo caso come negli altri è contestata la costruzione di edifici con Scia o permesso di costruire in assenza della preventiva approvazione di un piano attuativo».«La sentenza emessa dal Tribunale può avere un valore economico importante e restituire ossigeno a un settore che non può più permettersi di rimanere fermo», commenta Davide Albertini Petroni, presidente di Assoimmobiliare, ricordando che lo stop dei cantieri ha implicato il blocco, la sospensione o il rinvio di «investimenti per ben 14 miliardi di euro» in questi anni con conseguenti impatti sull"intera filiera.












