Il presidente Orsini fa l'elenco dei progetti in stallo: "Una decina sono sotto indagine. Ma per gli altri 140 chi non dà le concessioni?"
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All'indomani della sentenza di assoluzione degli otto indagati per il caso della Torre Milano di via Stresa in cui i giudici hanno smontato il castello accusatorio del cosiddetto «sistema Milano» e della sentenza contrapposta per via Zecca Vecchia (ieri con un nuovo provvedimento il Tribunale del Riesame ha «escluso la buona fede» degli imprenditori), torna alla ribalta la questione dell'urbanistica. Che rimbalza fino alla Capitale.A scendere in campo ieri, con toni piuttosto duri, l’associazione degli imprenditori. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha sottolineato la portata dello «stallo» del settore: «Oggi noi abbiamo fermi più di 10 miliardi di investimenti su Milano. Abbiamo più o meno 150 progetti, di cui 10 sono oggi oggetto di indagini.Ma per gli altri 140, chi è che non firma e non dà le concessioni?» ha polemizzato. Un riferimento non troppo nascosto agli uffici di via Sile. C’è un tema, ha rimarcato Orsini, di «responsabilità, di non mettere a terra i progetti, bisogna che lo cominciamo a dire. Il grande fil rouge che “spiega” la capacità di non mettere a terra le cose si chiama burocrazia». Ci sono diversi livelli delle conseguenze delle inchieste, una di questa è il danno di immagine della città nel mondo e, più concretamente, di miliardi di investimenti sfumati. «Se avessi la dotazione investirei su Milano oggi? Io credo in Milano, ci ho vissuto, è una città bellissima -replica il presidente-. Abbiamo venduto Milano nel mondo come la città italiana europea. Io dico: “Signori non è che possiamo bloccare Milano”. Fate presto perchè io credo che se continuiamo in questo modo vuol dire farsi male da soli».Quindi da un lato c’è la delicatezza della situazione, dall’altra una richiesta ben precisa: le inchieste hanno dato prova La politica riveda il quadro normativo e dia certezze al settore Con il procuratore Viola, che stimo, io ho un buon rapporto del fatto che serve con urgenza una quadro normativo aggiornato e chiaro. «Auspichiamo che la sentenza del Tribunale di Milano di martedì rappresenti il primo passo verso la risoluzione di uno stallo interpretativo delle norme urbanistiche che sta frenando l’azione amministrativa in diverse città - l’invito del presidente di Confindustria Assoimmobiliare, Davide Albertini Petroni -.













