Visto da sinistra, non è con una sentenza, seppure di assoluzione, che si archivia il macigno politico di dieci anni di amministrazione di Milano dove la città è diventata invivibile per i non ricchi e dove la fame di costruire case per i ricchi è stata costante.
Un andazzo comune ad altre grandi città europee e che tuttavia non può essere un alibi per una amministrazione di centrosinistra che non è stata in grado di realizzare una città per tutti. Mentre il sindaco Sala si prepara allo sbarco in Parlamento e lunedì ha incontrato Schlein per stringere un rapporto che non è mai davvero decollato (non è ancora detto se correrà con il Pd o con una lista centrista), a sinistra ci si interroga sulla complicata eredità dei 10 anni del sindaco manager, soprattutto sul tema dell’urbanistica. «C’è stata un’illusione tra i riformisti che hanno guidato la città: e cioè che attrarre ricchezza a Milano avrebbe significato anche migliorare la vita dei cittadini.
Si è visto che non è così. Anzi, è l’arrivo di grandi capitali ha aumentato le diseguaglianze», spiega al manifesto Anita Pirovano, Avs, presidente del nono municipio. «C’è una dimensione pubblica della città che non deve più essere sacrificabile agli interessi di chi fa operazioni private più o meno speculative». Pirovano riflette sugli effetti politici di una gestione urbanistica che «ha reso la città sempre più inaccessibile, anche per chi lavora, e ha prodotto l’espulsione di chi non ce la faceva più per i costi.














