«Un mio amico mi raccontava del maxiprocesso di Palermo e mi diceva: “In quelle carte non c’è un aggettivo, ci sono i fatti”. Se ripensiamo a quello che è stato detto e scritto in quest’ultimo anno ci sono tantissimi aggettivi e questo non va bene. Siamo stati accusati di sovvertire la democrazia urbanistica. Mi chiedo se è stato espresso un giudizio legale o un giudizio politico e che cosa pensa il procuratore capo di Milano Marcello Viola del suo team».
Il sindaco Beppe Sala commenta, a margine di una conferenza stampa, la sentenza della giudice Paola Braggion con cui sono stati assolti otto imputati – tra ex dirigenti comunali, imprenditori e costruttori – dalle accuse di abuso edilizio e lottizzazione abusiva.
«Il fatto non costituisce reato», il verdetto sul caso della Torre di via Stresa: un grattacielo di oltre 80 metri e 24 piani per la cui costruzione era stata usata una «Scia con atto d’obbligo», dunque una mera autocertificazione invece che un piano attuativo con convenzione urbanistica. Tradotto: la nuova costruzione, secondo i pm meneghini, era stata spacciata per una ristrutturazione.
Urbanistica a Milano, gli errori dei pm nella città che ha perso la bussola
«Per tutti gli imputati difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo – spiega una nota del tribunale – atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione edilizia e inoltre la prassi consolidata del comune di Milano consentiva l’intervento Torre Milano con il titolo effettivamente rilasciato», ossia una Scia.













