Una storia di violenza e rinascita. La 53enne tolentinate Simona Ghita, alla manifestazione per dire no alla violenza di genere "Mai più…sta’ zitta!" – che si è svolta domenica a un anno dal femminicidio di Gentiana Kopili – ha voluto dare la propria testimonianza. Di origini romene, vive a Tolentino da quasi vent’anni. Il suo incubo è finito ormai tempo fa, e ora ha deciso di raccontarsi nella speranza che la sua esperienza possa essere di aiuto. Per dodici anni è stata sposata con un uomo che la riempiva di botte, minacciando che le avrebbe portato via la bambina. Ma quando è arrivata a Tolentino, i suoi datori di lavoro le sono stati vicino dandole il coraggio di denunciare. Diventata operatrice sociosanitaria, da dieci anni ha un altro marito e fa tanto volontariato "per cercare di restituire agli altri il bene ricevuto". Collabora con le associazioni Cittadini dal mondo e Caritas. "In passato ho subito molti atti di violenza. Calci, schiaffi, strattonamenti, pugni in testa – ha raccontato alla marcia –. Ne porto ancora i segni, sia nel corpo che nell’anima. Ma ho subito anche una violenza più nascosta. Si chiama manipolazione psicologica: è una prigione invisibile. Ti toglie la forza. Ti fa dubitare del tuo valore. Ti fa credere che la colpa di tutto il male sia soltanto tua. Questo meccanismo mi ha isolata. Ha cancellato la stima che avevo per me stessa. Ogni notte mi chiedevo: come posso farcela da sola? La sfida per me è stata doppia, perché ero lontana dalla famiglia, dai miei affetti più cari. Ma da questa solitudine si può uscire. Io ne sono uscita, facendomi prendere per mano, piano piano, con discrezione, delicatezza e coraggio, da parte di persone con un cuore grande che mi hanno dato un lavoro. Sono riuscita a chiedere aiuto. Da quel momento anche mia figlia non è stata più il motivo per sopportare, ma la forza per scegliere la dignità. La sofferenza vissuta da me, come altre donne, non deve essere dimenticata. Può diventare una testimonianza preziosa per dare coraggio a chi pensa di non avere vie di uscita. Chiedete aiuto – ha concluso rivolgendosi a chi può trovarsi in una situazione simile –, chiamate il 1522, chiamate i carabinieri. Nessuno può conoscere il vostro inferno se non lo raccontate".