Roma, 13 mar. (askanews) – “Bisogna fermare questa strage”. E’ questo l’urlo di Elena Tiron, sorella di Gabriela Trandafir e zia di Renata, uccise nel 2022 a Cavazzona. Le due vittime avevano denunciato l’aggressore undici volte. Questa è solo una delle storie raccontate all’evento “Non solo 8 marzo. Storie di donne e giustizia negata”, organizzato da Giornaliste Italiane al CeoforLife in piazza Montecitorio, a Roma. Tre casi simbolo di malagiustizia sono stati ricordati all’incontro. Al centro le vicende di Noemi Durini, uccisa nel 2017 nel Lecchese dal compagno; Marianna Manduca, uccisa nel 2007 in Sicilia dall’ex marito; e Gabriela Trandafir e la figlia Renata, uccise nel 2022 a Castelfranco Emilia dal marito della donna.

“Basta permessi premi a chi uccide le donne” denuncia la mamma di Noemi, che aggiunge: “Presenteremo una proposta di legge per eliminarli e favorire chi si macchia di femminicidi. Siamo determinate e stiamo già raccogliendo le 50 mila firme necessarie per farlo”.

“L’importante è entrare nelle scuole e cambiare la cultura dei ragazzi, altrimenti non andiamo da nessuna parte” è invece il pensiero di Carmelo Calì, cugino di Marianna Manduca.

“Ogni femminicidio spacca il cuore, le leggi ci sono e sono state rafforzate ulteriormente, me bisogna puntare l’attenzione sulla valutazione del rischio, perché da questo dipende tutto il resto” dichiara il ministro per le pari opportunità e la famiglia, Eugenia Roccella presente all’incontro. “Abbiamo messo a disposizione gli strumenti legislativi, ora tocca ai magistrati” conclude il ministro.