Egregio direttore, un'altra donna e morta massacrata a coltellate. Come Giulia e tante tante altre. E noi "sopravvissute" andiamo ancora in manifestazione ricordando i nomi delle vittime e seminando le strade "di scarpette rosse"? Non si fermano gli assassini esponendo graziose scarpette rosse da bambolina, ma mettendo in mostra in tutti gli uffici anagrafici di tutta l'Italia le scarpe degli assassini! E soprattutto la loro foto, il nome e il cognome. Perché dopo pochi anni di carcere sono fuori per "buona condotta", e basta che cambino regione e qualsiasi fuori di testa può ricominciare ad uccidere. Come è già successo.

Lucia Carraro

Cara lettrice, non credo sia un semplice problema di scarpe. Né credo che tappezzare gli uffici dell'anagrafe di foto segnaletiche servirebbe a molto. Purtroppo anche in questa tragica storia, dietro quelle tremende 24 coltellate che hanno spezzato la vita di Pamela Genini, 29 anni, ritroviamo un pregresso di orrori, brutture e violenze comuni a tanti altri femminicidi. Gianluca Soncin, il suo assassino, un uomo di 52 anni, ricco e amante della bella vita, che lei aveva deciso di seguire andando anche ad abitare con lui a Cervia, aveva ben presto svelato il suo vero volto. Non era il generoso principe azzurro che forse Pamela aveva creduto di avere incontrato. Era un uomo violento, possessivo, vessatore. La picchiava, la minacciava ossessionato dalla gelosia e dalla sua volontà di dominio. L'aveva costretta a tagliare i ponti con amici e amiche, a lasciare il lavoro. In un'occasione le aveva puntato una pistola allo stomaco. Un'altra volta aveva cercato di sfondare la porta di casa dove Pamela si era rifugiata. Dopo tante angherie e vessazioni, pare che Pamela avesse deciso di lasciarlo. E questo ha scatenato la reazione belluina di Soncin. Fino al massacro di quella donna che diceva di amare ma in realtà voleva solo possedere.