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Ultimo aggiornamento: 10:44

Trenta coltellate di cui almeno tre letali, nella zona del torace, e altre, all’altezza del collo, ancora da approfondire. Questa la furia omicida che ha ucciso Pamela Genini, massacrata nella sua casa di Milano dall’ex compagno, Gianluca Soncin.

“Faccio fatica a parlare, però vi dico che per tutto quello che ha fatto quel mostro a mia figlia deve pagare, ma pagare. L’ha fatta soffrire tanto”, dice Una, la mamma di Pamela, che a fatica riesce a parlare.

Attorno all’omicidio ora si sta delineando una storia di violenza. La raccontano le amiche e la racconta un referto medico del settembre 2024: la vittima si era fatta visitare all’ospedale di Seriate, nella Bergamasca, riferendo di aver subito una violenza, e ne era uscita con un dito fratturato. Secondo i racconti ad aggredirla era stato proprio Soncin il giorno prima, a Cervia, dove viveva il 52enne, ora in carcere con l’accusa di omicidio aggravato premeditazione, stalking, futili motivi, crudeltà e relazione affettiva. Difficile, però, far partire la catena del codice rosso, come racconta infatti il procuratore Daniele Barberini, intervistato da Repubblica, “quando la pattuglia arriva a Cervia, lei minimizza e non formalizza nessuna denuncia”. Poi “col fatto che è andata in ospedale a Bergamo tutto si è rallentato”. Secondo Barberini “se fosse andata in ospedale qui, a Ravenna, avremmo potuto riannodare i fili” anche perché “senza una denuncia ci sono solo una serie comunicazioni informali tra carabinieri”.