SAN STINO DI LIVENZA (VENEZIA) - Massacrata con almeno trentuno coltellate. È morta così la cinquantatrenne Chiara Guerra, travolta dalla furia del nipote diciassettenne. Sei giorni dopo il delitto le acque del Loncon, fiume di risorgiva che scorre tra le province di Venezia e Pordenone, hanno restituito il cadavere martoriato dell’insegnante. E già con il primo esame necroscopico è emerso con chiarezza il numero di ferite, inferte molto probabilmente con un coltellaccio da cantiere. Ma non è finita, perché dopo averla uccisa ha provato anche a bruciarne i resti. A notare il corpo dell’insegnante, a circa 9 chilometri dalla sponda in cui era stato gettato, sono stati due agenti della polizia locale che, intorno alle 10 del mattino, stavano scandagliando le acque del fiume.

Chiara Guerra, trovato il corpo della prof uccisa con 30 coltellate dal nipote: il 17enne ha anche tentato di bruciarla TROVATO Qualche giorno ancora e le spoglie di Chiara Guerra sarebbero potute arrivare fino al mare Adriatico, con il rischio di perdere per sempre la possibilità di partire dal corpo per ricostruire la dinamica del delitto. Il recupero non è stato facile. Per sei giorni è stato trasportato dalle forti correnti nell’acqua bassa e intorpidita dalle piogge dei giorni scorsi, rimanendo anche impigliato nella fitta vegetazione degli argini. Ieri mattina però la salma è emersa dall’acqua e così, poco prima di mezzogiorno, il corpo è stato ripescato all’altezza della chiusa della circonvallazione Loncon, vicino all’impianto idrovoro Lison 2, in aperta campagna. IL PRIMO ESAME Violenza, odio, accanimento. Questo suggerisce l’esame esterno effettuato all’obitorio di Portogruaro (Venezia) subito dopo il recupero. Il primo rilevante dettaglio riguarda il numero di coltellate inferte alla vittima: il medico legale ne avrebbe contate, per il momento, almeno 31, la maggior parte tra collo e torace. Ci sono segni evidenti di fendenti anche al volto, sulle mani con cui ha probabilmente tentato di difendersi e sulle braccia scoperte per via delle maniche corte. L’esame esterno del medico legale Antonello Cirnelli ha rivelato anche un’altra circostanza: dopo aver ucciso la zia a coltellate, il giovane avrebbe provato anche a bruciarne il cadavere. Non ci è riuscito e per questo ha sistemato il corpo in un sacco nero, che poi ha caricato sulla carriola. LE INDAGINI Se il movente – di tipo economico, legato ad una cospicua eredità e alla probabile vendita dell’immobile familiare – appare quasi certo e il corpo è stato ritrovato, manca ancora il terzo elemento chiave di ogni delitto: l’arma usata. Secondo quanto ammesso dall’adolescente, avrebbe usato un coltello da cantiere, uno di quelli con il manico rinforzato. Ciò che è stato accertato, è che il giovane era riuscito ad attirare la zia nella legnaia. E lì l’ha finita. Gli schizzi di sangue su pavimento e pareti confermano, ancora una volta, l’accanimento. Dopo aver ucciso si è liberato sia del cadavere che dei suoi vestiti insanguinati, parte bruciati e parte buttati sul Livenza e mai più ritrovati. In una carriola nella legnaia gli investigatori hanno già trovato evidenti tracce ematiche. Il ragazzo ha dichiarato di aver gettato nel fiume anche il telefono della zia assieme al coltello. I carabinieri, nel frattempo, stanno esaminando gli smartphone di tutta la famiglia. Sequestrate anche numerose schede Sd relative ad altrettante telecamere di sorveglianza delle vie vicine alla loro casa. L’obiettivo è quello di riuscire ad avere un quadro completo degli ultimi istanti di vita di Chiara Guerra e di ricomporre ciò che è successo subito dopo la sua uccisione: gli spostamenti, il trasporto del corpo con la carriola e tutti gli altri tasselli che compongono questo mosaico di sangue.